jesi medievale - LEONI DEL RE

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Jesi medievale
 
 

JESI Medievale

Situata su un altopiano sulla riva sinistra del fiume Esino, in provincia
di Ancona, Jesi vanta un interessante nucleo storico racchiuso entro
una cinta muraria del Trecento, ben conservata, che costituisce un
esempio del sistema difensivo del Medioevo.
Sin dall'epoca medievale è uno dei centri più importanti e attivi della
regione. Numerosi sono i monumenti religiosi e civili dei periodi medievale.
Il Duomo, dedicato a San Settimio, risale ai secoli XIII-XV.

Storia
          

              Cartina dei domini celtici in Italia                Cartina della Regio V                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            Picenum e VI Umbria

La leggenda

La leggenda di Jesi dice che fu fondata da Re Esio, re dei Pelasgi, che qui giunse direttamente dalla Grecia nel 768 a.C. e donò il simbolo di un leone rampante al blasone cittadino; da come si legge anche su un'iscrizione presente sotto l'edicola recante lo stemma cittadino, posta nella facciata del Palazzo della Signoria. Questo mitologico sovrano fu considerato il capostipite degli Etruschi, dei Sabini e dei Piceni. Questa leggenda che si è protratta nei secoli, sembra sia l'origine della storica denominazione di Jesi come Città Regia.

Origini e identità celtiche

Jesi ha origini molto antiche; si ritiene sia stata l'ultimo avamposto degli Umbri in territorio piceno. Nel IV secolo a.C. i Galli Senoni, popolazione celtica calata dal nord e così detta dalla città di provenienza - l'odierna Sens in Francia - scacciarono gli Umbri e si stanziarono sulla costa orientale dell'Italia, da Rimini ad Ancona, in quello che venne denominato Ager Gallicus. Stabilirono il confine sud del loro dominio sul fiume Esino, facendo di Jesi l'ultima roccaforte di difesa contro i Piceni.

Dominazione romana

Per oltre un secolo si verificarono molti scontri fra i Galli Senoni e i Romani, finché, a seguito della Battaglia del Sentino del 295 a.C. Roma sconfisse definitivamente i popoli Italici, nel 283 a.C. i Galli Senoni furono debellati e quindi sottomessi. I Romani stabilirono nel tempo numerose colonie, Jesi nel 247 a.C. venne trasformata nella colonia civium romanorum di "Aesis" e incorporata nella Regio VI Umbria. Nasce così il municipium di Aesis con una struttura urbanistica corrispondente al modello del Castrum, modello sostanzialmente rimasto intatto.

Alto Medioevo

Con la caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C. ad opera delle truppe di Odoacre, Jesi, venne devastata dagli stessi. Qualche anno dopo, nel 493, con la conquista dell'Italia da parte degli Ostrogoti di Teodorico fu distrutta nuovamente. Nel 554 gli Ostrogoti furono scacciati dall'Italia da parte dei Bizantini e così anche Jesi, che poi venne inclusa, con la parte nord delle Marche e parte sud della Romagna, in uno dei sette distretti militari dell'Esarcato di Ravenna, la Pentapoli, costituita nel 585 dall'imperatore Maurizio I. In seguito i Bizantini la eressero a uno dei centri principali della nuova "Pentapoli annonaria", per un maggiore controllo e difesa del territorio interno della regione. Un ulteriore riconoscimento per Jesi fu l'elevazione a diocesi, come conferma la menzione di un suo vescovo già nel 680.
Dal 728 i Longobardi ripresero le invasioni verso le Pentapoli quando infine nel 751, guidati dal re Astolfo, conquistarono l'Esarcato e devastarono Jesi. In seguito alle invasioni dei Franchi del 752-754, il loro re Pipino il Breve, conquistò i territori del vecchio Esarcato nel 754, e con l'accordo papale della Promissio Carisiaca li donò all'autorità di papa Stefano II Orsini, creando lo Stato della Chiesa e dando quindi inizio al potere temporale dei Papi. A partire dall'VIII secolo l'azione dei monaci benedettini diede vita, nella valle dell'Esino, ad innumerevoli abbazie. Ma il dispotismo papale portò a una crisi finanziaria, sociale e culturale che spesso sfociò in varie sanguinose rivolte, talvolta viste anche a riportare il dominio dei Longobardi. Solo nel 773 l'esercito dei Franchi di Carlo Magno debellò definitivamente i Longobardi. Ma le rivolte continuarono frequenti, tanto che con l'incoronazione, di Carlo Magno a Imperatore il 25 dicembre 800, Jesi, pur appartenendo alla Chiesa, ricade sotto la giurisdizione imperiale ed entra a far parte della nuova contea della Marca. A partire da questo periodo prende forma la struttura feudale della città. Nel 999 l'imperatore Ottone III riconsegna alla Chiesa di papa Silvestro II otto contee, tra cui quella di Jesi. Sull'esteso territorio di Jesi sorgevano ben 29 abbazie camaldolesi e benedettine insieme a numerosi possedimenti dei conti di Jesi (gli Attoni, di stirpe longobarda) e quelli di altri piccoli centri. Iniziò così un periodo di profonda crisi e sottomissione.

L'età comunale e Federico II

Nascita di Federico II


Cominciarono nuovamente le furenti lotte di ribellione delle città più importanti delle Marche intere contro il dominio ferreo pontificio. Le lotte erano così numerose e insistenti che il papa dichiarò, in una bolla, le "Marche" una regione ingovernabile. Nel 1130 Jesi si erge a Libero Comune con un proprio Governo autonomo, Podestà, Consoli e Scuole di Arti e Mestieri che segnò il tramonto del feudalesimo. Segue il momento storico più interessante della città, con l'elaborazione degli Statuti, con la costruzione dei palazzi del Podestà, del Comune e la Cattedrale intitolata a San Settimio, si fortificano le mura sul tracciato di quelle d'epoca romana.  Durante il XII secolo e quelli successivi nobiltà locale, artigiani e commercianti s'allearono fondando la cosiddetta "Respublica Aesina" e cominciarono la conquista del Contado, che sottrassero ai grandi feudatari laici ed ecclesiastici, più conosciuti come Castelli di Jesi. Questa espansione territoriale creò scontri furiosi con i vicini più potenti, fra i primi la repubblica di Ancona, con la quale si susseguirono lunghe e dure lotte per il possesso della valle dell'Esino nel tratto che va da Chiaravalle al mare.
Il 26 dicembre 1194 nacque, in una tenda imperiale nella piazza centrale della città, l'antico Foro romano, il grande imperatore Federico II, che donerà a Jesi il titolo di "Città Regia" che sanciva importanti diritti di piena autonomia, grandi privilegi sul dominio del Contado e libertà comunali che neanche la Chiesa, con il suo alterno dominio, poté più togliere. Jesi passò così definitivamente alla fazione ghibellina e le sue fortune politiche saranno legate per anni a quelle di Federico II e dei suoi figli Enzo e Manfredi con l'ottenimento di "privilegi imperiali" seguiti da inevitabili "scomuniche ecclesiastiche".


  Le Mura quattrocentesche di Francesco di Giorgio Martini.


Le Signorie

Con la nomina nel 1353 del cardinale Egidio Albornoz a Vicario generale dei domini della Chiesa in Italia, si cercò di ricondurre tutti i comuni e le signorie sotto il controllo, diretto o indiretto, dell'autorità papale e furono emanate le Costituzioni egidiane che regolavano lo Stato della Chiesa. Tra il 1373 ed l'inizio del XV secolo diverse lotte per il potere sconvolgono la regione, portando distruzione e miseria per la popolazione. Nonostante la caduta sotto il dominio papale della Romagna e di Ancona, Jesi,  grazie ai privilegi imperiali, riuscì a mantenere l'autonomia della sua piccola Repubblica. Tuttavia in seguito Jesi fu occupata dal vicario pontificio Filippo Simonetti, da Galeotto I Malatesta nel 1347-1351, da Braccio da Montone nel 1408, e da Francesco Sforza, di cui divenne un autentico caposaldo, tanto che nel dicembre 1433 Francesco Sforza invade il territorio marchigiano partendo proprio da Jesi. È solo nel 1447 che la Chiesa riuscì a riprendere il controllo comprando la città.

Il ritorno al Papato

Nel 1447 tornò definitivamente sotto il dominio egemonico dello Stato pontificio, pur riuscendo a mantenere qualche diritto sui territori del
Contado grazie ai titoli ricevuti da Federico II secoli prima.
Intorno al 1470 si diffonde nella Marca d'Ancona una grave
pestilenza che decima fortemente la popolazione e dal 1471
ricomincia il ripopolamento della zona con genti provenienti dall'Emilia
e dalla Lombardia, numerosi sono i luoghi a loro intitolati, come via dei Lombardi, Costa dei Lombardi, via Fiorenzuola.
La fine del periodo signorile, la fine della peste e la ricomposizione dell'assetto comunale donano al potere centrale un certo equilibrio
stabile e avviano dapprima una grande ripresa economica, demografica e soprattutto edilizia della città. A partire dalla seconda metà del quattrocento
si modifica profondamente il volto architettonico della città con la
costruzione di nuove chiese e palazzi e la progressiva espansione
urbanistica fuori dalla cerchia delle vecchie mura. Sono di questo
periodo il rafforzamento del sistema difensivo cittadino ad opera del
fiorentino Baccio Pontelli, la costruzione su progetto del senese Francesco
di Giorgio Martini del Palazzo della Signoria, uno dei più bei palazzi monumentali della Marca. Accanto alla rinascita economica ed edilizia c'è quella culturale: il pittore veneziano Lorenzo Lotto realizza per alcune
Chiese della città capolavori assoluti d'arte e spiritualità; Federico Conti
da Verona stampa a Jesi nel 1472, una delle primissime edizioni della
Divina Commedia e Ciccolino di Lucagnolo, cesellatore raffinato e
maestro di Benvenuto Cellini sviluppa e perfeziona l'arte orafa.
Verso la fine del Cinquecento l'oligarchia locale, costituitasi ormai solidamente in ceto di proprietari terrieri rivendica a se tutto il potere
politico e amministrativo, potere che mantiene fino alla fine del Settecento.

 
 
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